IL METODO PATRIMONIALE COMPLESSO PER LA DETERMINAZIONE DEL CAPITALE ECONOMICO AI FINI DELLA VALUTAZIONE D’AZIENDA

IL METODO PATRIMONIALE COMPLESSO PER LA DETERMINAZIONE DEL CAPITALE ECONOMICO AI FINI DELLA VALUTAZIONE D’AZIENDA

Nel precedente elaborato, https://bit.ly/3XmZoqr, è stato analizzato il metodo patrimoniale semplice per la determinazione del capitale economico ai fini della valutazione d’azienda: nel presente articolo, invece, si ritiene opportuno trattare il metodo patrimoniale “complesso”, in quanto altra metodologia molto utilizzata in Italia.


DEFINIZIONE

Come già affermato, i metodi patrimoniali puntano a quantificare l’ammontare di capitale che un investitore dovrebbe impiegare per costituire un’impresa con la stessa composizione patrimonialeattività e passività, di quella in oggetto della compravendita: infatti, in tali metodi non viene ad essere considerata la redditività prospettica, ma avviene una stima analitica dell’attivo e del passivo a valori correnti di sostituzione. Nello specifico:

  • analitica sta ad indicare che sia effettuata distintamente per ciascun elemento del patrimonio aziendale,
  • a valori correnti indica che sia direttamente o indirettamente basata sui valori contestuali al momento in cui si valuta,
  • di sostituzione dato che si considera l’ipotesi di riacquisto o rinegoziazione degli elementi patrimoniali considerati.

IL METODO PATRIMONIALE COMPLESSO

Il metodo patrimoniale complesso cerca di fornire un valore anche a quei beni immateriali suscettibili di trasferimento, che non vengono considerati nel metodo semplice: il valore societario sarà pari a 

W = K + I,

dove 

  • K sta ad indicare il patrimonio netto rettificato,
  • I rappresenta il valore degli intangibili

Per quanto attiene alla determinazione del patrimonio netto rettificato si rimanda ai riferimenti precedentemente forniti, https://bit.ly/3XmZoqr, invece per quanto riguarda il valore degli intangibili si offre spiegazione di cui seguito. 


DETERMINAZIONE DEGLI INTANGIBILI

La dottrina è divisa in merito alla considerazione degli intangibili, secondo alcune teorie scientifiche l’intangibile deve essere suscettibile divalutazione autonoma rispetto alla societàmentre per altri ciò sarebbe limitante, dato che non andrebbero ad essere considerate alcune componenti rilevanti per l’azienda, come la capacità manageriale o le relazioni in essere. 

Per questo, si considerano questi 3 parametri in merito all’intangibile: 

  • costi devono essere collegati ad un’utilità che sia differita nel tempo; 
  • la trasferibilità ovvero la possibilità di cedere l’intangibile deve esservi senza modificarne la capacità di utilizzo
  • la misurabilità del valore dell’intangibile deve essere quantificabile in termini di benefici economici futuri, tali da dare origine a una funzione del valore che sia razionale e dimostrabile. 

Si ritiene corretta una posizione intermedia tra le due visioni: il bene deve essere misurabile e alternativamente essere estraibile dal contesto aziendale oppure essere garanzia di redditività futura. Esempi di assets intangibili da considerare nella valutazione possono essere: avviamento, marchi, brevetti, software, know how del personale, oneri di formazione del personale, costi di ricerca e sviluppo, oneri di pubblicità e promozione, altri oneri pluriennali specifici del settore di attività. 


METODI VALUTATIVI DEGLI INTANGIBILI

In dottrina, la valutazione degli intangibili può essere effettuata prevalentemente attraverso l’utilizzo di metodi basati sui costi o, alternativamente, basati sulla redditività.

Per quanto riguarda i metodi basati sui costi, sono facilmente dimostrabili ma hanno il limite di non includere i benefici futuri che gli intangibili sono in grado di generare; si distinguono:

  • il metodo del costo storico che viene ad essere utilizzato per valutare prevalentemente intangibili in via di formazione, quando gli investimenti e la conseguente probabilità di successo sono componenti di difficile o quasi impossibile monitoraggio;
  • il metodo del costo storico rivalutato utilizzato per intangibili già impiegati nel corso del tempo, per i quali vengono ricondotti tutti i costi sostenuti in passato, siano essi relativi alla costituzione dello stesso o allo sviluppo successivo, procedendo ad aggiornare le voci dei costi sostenuti fino al livello di utilizzo attuale;
  • il metodo del costo di sostituzione o riproduzione che consiste nello stimare i costi che l’impresa dovrebbe sostenere se dovesse ricreare attualmente l’intangibile oggetto di valutazione, con il corrente status di mercato. Risulta importante attualizzare il valore degli investimenti necessari stimati per creare un intangibile equivalente a quello considerato, per un congruo tasso di sconto, riflettente del rischio delle previsioni sui costi;
  • in ultimo, il metodo del costo della perdita che valuta la perdita che l’impresa sopporterebbe se rinunciasse all’utilizzo dell’intangibile.

Per quanto riguarda, invece, i metodi basati sulla redditività, tali metodi si concentrano sulla capacità dell’intangibile di contribuire alla redditività aziendale, componente ignorata nei metodi elencati in precedenza; si distinguono:

  • il metodo del premium price che considera la capacità dell’impresa di ottenere rendimenti superiori attraverso il possesso dell’intangibile, rispetto a quelli ottenibili senza l’utilizzo dello stesso. Per questo motivo il relativo valore viene ad essere dedotto dai flussi differenziali delle vendite, separando i flussi delle vendite di prodotti/servizi con o senza l’utilizzo. L’extra reddito deve essere commisurato su base pluriennale, anche attraverso il paragone con prodotti/servizi paralleli esistenti sul mercato, sottraendo il valore dei costi di produzione, dei costi commerciali e di pubblicità sostenuti per mantenere l’intangibile e costituirlo;
  • il metodo del gross profit che valuta i vantaggi ottenibili per un dato numero di anni monitorando il profitto lordo, gross profit, in virtù della proprietà dell’intangibile, il quale genera un differenziale dei costi maggiormente favorevole per via di minori spese di commercializzazione, in quanto esso risulta essere consolidato nel mercato;
  • il metodo del reddito operativo, che consiste nel comparare il reddito operativo del proprietario dell’intangibile, comprendendo quindi anche altre voci di spesa, quali spese generali, amministrative e di vendita, rispetto al reddito operativo di un campione rappresentativo di imprese che possano essere comparabili, ma senza intangibili, per poi attualizzare il differenziale ottenuto;
  • il royalty rate method, che stima il valore dell’intangibile come valore attuale dei corrispettivi ricevibili da una controparte generica che intende avvalersi del bene per la sua vita residua. 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Per quanto riguarda i vantaggi, sicuramente i metodi patrimoniali, sia semplici che complessi, presuppongono una maggiore verificabilità in quanto vengono utilizzati dati contabili: vi è quindi una fondatezza delle ipotesi di base. Considerando gli svantaggi, tali metodi non considerano la redditività futura dell’azienda in esame, se non nella considerazione circoscritta all’utilizzo dell’intangibile, e ciò costituisce una notevole mancanza del modello, in quanto il soggetto economico è interessato non a ricreare un’azienda con tali valori, ma a capire quali siano le prospettive future: infatti, così facendo viene fornita un’immagine societaria alla data della valutazione, ma non vengono effettuate considerazioni prospettiche; in ultimo, molto spesso in relazione agli elementi da rettificare di difficile individuazione è anche complicata la relativa ri-espressione a valori correnti. 

Il metodo patrimoniale semplice ha da solo scarsa applicazione internazionale perché solo in alcuni casi permette di giungere a un valore che esprima la realtà aziendale con un grado accettabile di approssimazione, specialmente in merito ad aziende con significativa componente immateriale tale metodo risulta inappropriato: vengono ignorati tutti gli intangibili non iscritti in bilancio e per una parte della dottrina tale metodo trascura quelle che sono le leve essenziali del valore. Quindi, risulta essere sempre meno utilizzato, se non per società immobiliari di gestione, ovvero intermediazione ma non locazione, e di holding pure: in queste società la componente intangibile è limitata o addirittura assente.

Tuttavia, si usa spesso quando sono richieste informazioni patrimoniali, come ad esempio in relazione agli art. 2343 e 2465 c.c. in tema di conferimenti non in denaro, ovvero la stima dei conferimenti di beni in natura e di crediti: risulta essere uno dei metodi più utilizzati in Italia, per via dell’importanza che la patrimonializzazione riveste nel tessuto italiano, anche nei confronti degli intermediari creditizi.

Il metodo patrimoniale complesso colma la lacuna del metodo patrimoniale semplice, valutando gli intangibili non contabilizzati: nella prassi operativa la valutazione attraverso il metodo patrimoniale complesso viene sempre più utilizzata, dato che consente di procedere a una determinazione più corretta del valore economico, in quanto considera più correttamente l’azienda, permettendo anche l’esame di quote ammortamento degli immateriali e degli altri costi di reintegro; in questo le società che adottano i principi contabili internazionali IAS/IFRS sono agevolate, dato che determinano il valore delle attività interessate mediante l’applicazione dell’impairment test.

 

A cura di: Antonio Russo, Dottore Commercialista e Revisore Legale

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Per maggiori informazioni:

antoniorusso@valoreassociati.it

 

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